Titolo del tutto pretestuoso che vorrebbe giustificare un sequel incentrato sui personaggi più apprezzati dal pubblico nel precedente episodio: la sceneggiatura non c’entra nulla con l’omonima opera di Carroll e, invece, estremizza la spettacolarità visiva e i movimenti di camera, funzionali soltanto alla stereoscopia cinematografica. Apprezzabile il messaggio da motivational femminista, ma per il resto è inutile e innocuo.

RSVP: “Alice nel paese delle meraviglie“, “Alice in Wonderland“.

Voto: 5. Alice attraverso lo specchio

Test di Bechdel: positivo.