Horrordy low budget che si colloca a metà strada tra la parodia dei moderni torture porn e la classica black comedy di stampo anglosassone: il risultato, penalizzato da una regia casereccia da reality show, non è né carne né pesce, strappando un paio di sorrisi contati e piazzando altrettanti “colpetti” di scena proprio dove te li aspetteresti. C’è di bello che non si prende troppo sul serio e, comunque, c’è chi fa di peggio con ben altri mezzi.

RSVP: “I didn’t come here to die“, “I survived a zombie holocaust“.

Voto: 5,5. Crush the skull

Test di Bechdel: positivo.