Sicuramente è l’opera formalmente più matura di Dolan, anche se risente dell’impianto fortemente (e volutamente?) teatrale: i temi cari al regista canadese ci sono sempre tutti, ma ciò che spicca di più è l’incomunicabilità tra i personaggi e il desiderio irrefrenabile di soverchiarsi verbalmente a vicenda. Altrettanto sicuramente uno dei film più nevrotici e angoscianti della stagione.

RSVP: “Laurence Anyways“, “Tom at the farm“.

Voto: 7. È solo la fine del mondo

Test di Bechdel: positivo.