Un’opera senza macchia e senza paura, dal cuore citazionista e -a tratti- metacinematografico, che riesce a sorprendere con le sue scelte tecnicamente ardite e riuscitissime, tra funambolici movimenti di macchina, rutilanti scenografie funzionali ed efficaci coreografie di ballo, condensate in lunghi piani sequenza. La scena iniziale varrebbe da sola l’Oscar per la miglior regia e il miglior montaggio, ma anche la Stone non è da meno e -a conti fatti- 7 statuette sarebbero il minimo sindacale.

RSVP: “The Artist“, “Café Society“.

Voto: 8. La La Land

Test di Bechdel: positivo.