Perché cambiare il titolo originale con un altro in lingua inglese, quando il primo era già perfetto (e in lingua inglese)? Tralasciando questo interrogativo, il film non propone nulla di nuovo: c’è l’home invasion al contrario (e tiene fino alla fine), c’è il ribaltamento dei ruoli tra vittime e carnefici (e funziona) e c’è l’indifeso che tanto indifeso non è (e fa paura). Non memorabile ma godibile, con una perfetta ambientazione in una Detroit semideserta e degradatissima.

RSVP: “Furia cieca“, “Crush the skull“.

Voto: 6/7. Man in the dark

Test di Bechdel: positivo.