A tratti dolorosamente grottesco, a tratti genuinamente poetico, questo documentario che sembra docufiction che sembra fiction è pervaso da un intrigante bipolarismo, che si ripercuote sui sentimenti degli spettatori: per uno straniero può risultare affascinante e – a modo suo – esotico; per un italiano può, invece, rivelarsi deprimente e quasi imbarazzante. Peccato per il digitale, che penalizza lievemente la fotografia.

RSVP: “La grande bellezza”, “Pezzi”.

Voto: 7/8. Sacro GRA