Un film che se ne infischia dell’originalità e punta forte sull’usato garantito: la prima parte della storia è tratta da “Drive“, poi ci va di mezzo la mafia russa come ne “La promessa dell’assassino” e, alla fine, si butta sulla vendetta personale come in “Kill Bill“,  inframezzando battute che non avrebbero stonato in bocca a Stallone ai tempi di “Rambo“. Manca, però, la benché minima scenografia nei combattimenti e questo per un thriller è imperdonabile.

RSVP: “Drive“, “La promessa dell’assassino“.

Voto: 5/6. Stereo

Test di Bechdel: negativo.