Sceneggiatura, personaggi e colonna sonora sono al 100% anni ’80, le citazioni sono ostentate e onnipresenti, eppure l’estetica è quella moderna della fantascienza post-Carruth e l’astuzia con cui vengono aggirati i limiti di produzione è prettamente da Sundance. Il risultato è sorprendente ruffiano e piacevole, un autentico trionfo del post-postmodernismo: d’ora in poi, chi si cimenterà in progetti analoghi dovrà confrontarsi con questo film.

RSVP: “Kung Fury“, “Mad Max: Fury Road“.

Voto: 8/9. Turbo Kid